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giovedì 23 Aprile 2020
Ancorotti: «Questa crisi ci costerà cara»
In questa seconda parte dell'intervista, Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, ci spiega come anche il suo settore dovrà cambiare, inventando nuovi prodotti e servizi
Renato Ancorotti

Per molti imprenditori della cosmesi è già iniziata la mitica fase due? «Mettiamo le carte in tavola per evitare equivoci. Noi siamo sempre stati dell’opinione che il Paese vada riaperto in condizioni igienico-sanitarie di sicurezza. E che la sicurezza debba essere coniugata all’economia, altrimenti s’impoverisce il Paese con conseguenti ed enormi problemi sociali. Ora, bisogna sapere che la vocazione cosmetica è molto vicina a quella farmaceutica, e quindi, è da sempre obbligata a offrire al consumatore un prodotto sicuro. Per questo ha continuato a usare docce, aspiratori, mascherine. Queste misure sono state incrementate sin dalle prime avvisaglie del virus: dal controllo della temperatura all’entrata in azienda, alla sanificazione degli ambienti, alle mascherine di protezione da indossare anche negli uffici, al rispetto delle distanze di sicurezza tra lavoratori. Infine, in azienda, noi vigiliamo perché la guardia non venga mai abbassata».

Farete i test sierologici? «Ne stiamo discutendo con il medico aziendale. Ma oggi sul mercato ci sono numerosi test sierologici e non sappiamo ancora qual è quello giusto, e soprattutto certificato. Eppure sono già passati due mesi dal paziente numero uno. Capisco lo choc iniziale… Ma c’è un fatto che mi ha colpito in questi giorni: un noto virologo italiano ha sostenuto che in Germania ci sono stati meno infettati e morti anche per una questione di fortuna; se la verità è questa, allora è meglio avere meno virologi e più cornetti rossi in tasca. Al di là delle battute, di un fatto siamo preoccupati: quando escono dall’azienda, i nostri dipendenti hanno regole ben chiare alle quali attenersi ma c’è chi le farà rispettare? Ci sono questioni, infatti, mai chiarite». Un esempio? «Non sappiamo qual è il tessuto delle mascherine che davvero protegge. Inoltre: i guanti proteggono o diffondono il virus? La fase 2: perché si è aperto alla moda e non completamente alla cosmesi? Ci sono settori ancora penalizzati».

Quali? «Penso ai parrucchieri e alle estetiste: 300mila persone che contribuiscono allo 0,5% del Pil del Paese e pagano le tasse. Cosmetica Italia sta studiando le procedure da proporre al Governo per far ripartire questi due settori velocemente, altrimenti avremo anche difficoltà relative al welfare. Mi sconforta il Governo: almeno un mese fa doveva ascoltare le associazioni di categoria per capire come far ripartire ogni settore in sicurezza. Non è stato fatto. E la task force doveva essere composta da esperti che avevano messo la testa in una fabbrica. Invece…». In tempi di coronavirus, la cosmesi è stata d’aiuto?«Ricordo il milione di euro donato per la costruzione dell’ospedale di Fiera Milano City. Dal comparto continuano anche le donazioni di detergenti, igienizzanti e prodotti di skin care idratanti e lenitivi per i visi arrossati degli infermieri, che devono stare in corsia anche per 12 ore al giorno. Quella che sto vedendo in queste settimane è un’industria che, oggi più che mai, sono orgoglioso di rappresentare. L’intero settore con unità e responsabilità vuole vincere questa battaglia e dare un aiuto concreto all’Italia. Posso dire con certezza che si tratta di un impegno che viene dal cuore».

Cosa è cambiato in questi due mesi? «Il nostro modo di lavorare non sarà più lo stesso: i clienti non li abbiamo più visti di persona nei nostri stabilimenti, così come i fornitori, e non vogliono nemmeno che andiamo da loro; ora lavoriamo in teleconferenza. Niente voli né strette di mano. Abbiamo dovuto cominciare a convivere con gli screening delle temperature, le mascherine di protezione, i gel igienizzanti, e i controlli costanti. Le Fiere diventeranno momenti complicati: il Cosmoprof è stato rinviato a settembre, ma per quel mese potrebbero esserci dei ripensamenti. Un fatto è certo: dobbiamo pensare a nuovi prodotti, a nuovi servizi, a un nuovo modo di comunicare con i nostri clienti e fornitori». Alla fine questo Covid quanto ci costerà? «Molto caro». L’Europa ci aiuterà? «Rimango sempre europeista, ma bisogna avere più fede che certezze in questa Europa individualista, tutta e solo euro, e dove vince chi ha più potere».

Veniamo a Crema, dove lo scorso  novembre è stato inaugurato il primo corso Its in Italia per la cosmesi 4.0. Potrebbe essere fermato dal coronavirus? «No, si va avanti. Con i modi e i tempi dettati da questa malattia, ma non ci possiamo permettere il lusso di fermarci. Anzi. Questo corso è la porta principale per imparare il linguaggio e la tecnica di un settore che produce lavoro stabile e crescita». Si dice che in un momento come questo le ciprie non sono prodotti essenziali per vivere. «Certo. Però le ciprie sono essenziali per le aziende che le producono, per chi vi lavora, e servono al sistema Paese».

di Sergio Cuti

 

Redazione Mondo Business
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