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lunedì 20 Luglio 2020
Almeno 240mila imprese sono a rischio usura
In questo periodo di carenza di credito, le Pmi a corto di liquidità rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Per evitare tutto questo sarebbe necessario incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura. Non aiutano nemmeno le attuali scadenze fiscali, perché sono un “innesco” pericoloso che spinge verso la criminalità

Sono poco meno di 240mila le imprese italiane che, secondo la definizione della normativa europea, presentano delle esposizioni bancarie deteriorate», dichiara la Cgia di Mestre. In altre parole, stiamo parlando delle aziende e delle partite Iva che risultano essere “schedate” presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia come insolventi. Una classificazione che, di fatto, pregiudica per legge a questi soggetti economici di accedere ai prestiti erogati dalle banche e dalle società finanziarie e che, ovviamente, non consente di avvalersi nemmeno delle misure agevolate messe in campo recentemente dal Governo con il cosiddetto decreto “Liquidità”.

Bisogna pubblicizzare e rifinanziare il Fondo per la prevenzione

«Non potendo ricorrere a nessun intermediario finanziario», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «queste Pmi, strutturalmente a corto di liquidità e in grosse difficoltà finanziarie, in questo periodo di carenza di credito rischiano molto più delle altre di scivolare tra le braccia degli strozzini. Riteniamo che per evitare tutto questo sia necessario incentivare il ricorso al Fondo per la prevenzione dell’usura. Uno strumento, quest’ultimo,  presente da decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione». Il Fondo di prevenzione dell’usura, ricorda l’Ufficio studi della Cgia,  è stato introdotto con la legge n. 108/1996 e ha cominciato a operare nel 1998. Questa misura consente agli operatori economici a rischio finanziario di accedere a canali di finanziamento legali e dall’altro aiuta le vittime dell’usura che, non svolgendo un’attività di impresa, non hanno diritto ad alcun prestito da parte del Fondo di solidarietà.

Del Fondo per la prevenzione beneficiano Confidi e Fondazioni

Il Fondo per la prevenzione prevede due tipi di contribuzione: la prima è destinata ai Confidi, a garanzia dei finanziamenti concessi dalle banche alle attività economiche; la seconda spetta alle fondazioni o alle associazioni contro l’usura che sono riconosciute dal ministero dell’Economia. Queste realtà consentono alle persone in grave difficoltà economica (lavoratori dipendenti e pensionati) di accedere al credito in sicurezza. Dal 1998 al 2018, ai Confidi e alle Fondazioni lo Stato ha erogato 620 milioni di euro, di cui 430 ai primi e 190 ai secondi; queste risorse hanno garantito finanziamenti per un importo complessivo pari a 2 miliardi di euro circa. Nel solo 2018, ai due enti erogatori (Confidi e Fondazioni) sono stati assegnati 19,8 milioni di euro (contro i 26,8 erogati l’anno precedente). A imprese e cittadini, invece, grazie a queste garanzie sono stati erogati 67,7 milioni di euro di prestiti.

Il fenomeno usura è in espansione, ma i numeri ufficiali sono troppo bassi

«Numeri, quelli del Fondo per la prevenzione, risibili rispetto alla preoccupante dimensione che ha raggiunto l’usura nel nostro Paese», afferma il segretario della Cgia, Renato Mason. «Un fenomeno, quello dell’usura, che negli ultimi anni ha visto diminuire anche il numero delle segnalazioni alle forze dell’ordine. Con la depressione economica in corso, anche queste ultime hanno denunciato in più di un’occasione molti segnali di avvicinamento delle organizzazioni criminali al mondo dell’imprenditoria. Questo dimostra che lo Stato deve intervenire con massicce dosi di liquidità, altrimenti molte imprese cadranno prigioniere di questi fuorilegge. Inoltre, bisogna cambiare le regole di accesso al credito; se non lo faremo, salveremo queste ultime, ma perderemo per strada tantissime imprese. Negli ultimi dieci anni, infatti, il numero delle denunce per usura ha toccato il suo picco massimo nel 2013 (460). Il dato, poi, è progressivamente sceso, toccando il valore minimo nel 2018 (189). Rispetto al 2010, il numero delle denunce registrato nel 2018 (ultimo aggiornamento disponibile) è crollato della metà».

Le scadenze fiscali sono un “innesco” pericoloso che spinge alla criminalità

«Le scadenze fiscali sono spesso l’ “innesco” che spinge molte aziende a corto di liquidità a “contattare” o a essere “contattate” dalle organizzazioni criminali, che da sempre possono contare su importanti disponibilità di denaro proveniente da attività illegali. E fino al prossimo 31 luglio ci troveremo di fronte a un vero e proprio ingorgo fiscale. A seguito dello slittamento delle scadenze avvenuto nei mesi scorsi, a causa del Covid, salvo cambiamenti dell’ultima ora, saranno ben 246 le scadenze fiscali (Irpef, Irap, Ires, Iva, ritenute e contributi Inps) che le aziende saranno chiamate a rispettare. Di queste, il 93,5% riguarda versamenti. Giornate a forte rischio che, speriamo, non vadano ad alimentare il mercato del credito irregolare.

La Lombardia guida la classifica regionale delle imprese in sofferenza

Al 31 marzo di quest’anno, il maggior numero di imprese con sofferenze era localizzato al Sud. In totale erano 80.500, contro le 59.659 del Centro, le 57.325 del Nord Ovest e le 39.369 del Nord Est. A livello regionale è la Lombardia a guidare la graduatoria, con 36.024 imprese in sofferenza. Seguono il Lazio con 24.328 e la Campania con 21.762. A livello provinciale, invece, la situazione più critica si presenta a Roma con 18.041 imprese in difficoltà a restituire i prestiti contratti. Seguono Milano con 13.240, Napoli con 11.004 e Torino con 8.328.

 

Redazione Mondo Business
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