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giovedì 25 Giugno 2020
Abbiamo bisogno di una democrazia moderna
Francesco Buzzella, presidente dell'Associazione Industriali di Cremona, commenta le recenti iniziative del Governo in materia economica, mentre per il territorio cremonese auspica un'associazione temporanea di scopo per il rilancio del tessuto produttivo
Francesco Buzzella

In questi ultimi giorni, per progettare una ripartenza economica, si sono succeduti il rapporto della task force di Vittorio Colao e gli Stati generali voluti dal Governo. Non avverte l’impressione che si stiano elencando troppe soluzioni? Ce ne potrebbe dire solo tre su cui, a suo giudizio, occorrerebbe puntare?

«Credo che i principali temi su cui puntare a livello nazionale siano la produttività, stagnante da 25 anni; la qualità e l’efficienza della spesa pubblica e la sostenibilità del nostro debito pubblico, che quest’anno, non dimentichiamo, potrebbe sforare il 160% del Pil, stando alle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. L’Italia ha un’occasione storica per rilanciare il Paese, in quanto l’Unione europea potrebbe mettere a disposizione fondi pluriennali per un valore di quasi il 25% del nostro Pil. Ciò che chiediamo, anche attraverso il nostro Sistema Confindustria, è in sostanza una cosa sola: che l’Italia diventi una democrazia moderna, con istituzioni efficienti e funzionanti, vale a dire con una pubblica amministrazione funzionante».

Il presidente di Confindustria, Bonomi, ha ricevuto diverse critiche per i toni ritenuti ingenerosi in occasione di una sua recente intervista, ma la sostanza è che si ha la sensazione di trovarsi davanti a una svolta epocale. Davvero ulteriori tentennamenti possono compromettere il futuro del Paese?   

«Concordo con il presidente Bonomi. Confindustria ha la possibilità di fare critiche sui temi economici e il dovere di fare proposte, come ha sempre fatto. Possiamo evitare che si ripeta una dolorosa recessione solo se supereremo i problemi che bloccano l’Italia da 25 anni. Dobbiamo pagare i debiti della Pa, che ammontano a circa 50 miliardi, tuttora bloccati, e onorare i contratti verso le imprese. Un esempio in questa direzione sarebbe il rispetto della sentenza della Corte di Cassazione, che impone la restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato. E, inoltre, accelerare i rimborsi Iva: le imprese non possono restare in attesa, per una media di oltre 60 settimane, della regolazione da parte dello Stato dei crediti Iva alle imprese, quando nei Paesi concorrenti europei tutto questo avviene in meno di sei mesi».

Sempre nei giorni scorsi, è stato reso pubblico il Patto per l’export. Trova che le linee guida presentate vadano nella direzione giusta per rilanciare il made in Italy?

«In generale, l’internazionalizzazione è un processo di evoluzione e di crescita dell’impresa, che comporta numerosi vantaggi, tra i principali: l’aumento dei profitti, l’ampliamento del mercato di sbocco, l’espansione del numero dei clienti e l’acquisizione di modelli organizzativi e operativi più sofisticati. In questo senso, il Patto per l’export, che prevede risorse pari a 1,4 miliardi di euro, adotterà finalmente un percorso unico, valido per tutte le imprese del nostro Paese che vorranno internazionalizzarsi nei prossimi anni e questo rappresenta un salto di qualità. Ci auguriamo, così, di non avere più né click day (e quindi la corsa alle prenotazioni sul portale regionale per far parte di una delegazione di imprese desiderose di internazionalizzarsi) né viaggi oltre oceano o cene di gala promozionali di un singolo territorio».

Ci sono altri aspetti del Patto per l’export che vanno nella direzione giusta?

«In primis, la scelta di adottare una comunicazione “di ampio respiro”, perché sarà fondamentale rilanciare il made in Italy con un re-branding nazionale, ma anche altre linee di intervento sono apprezzabili, tra cui l’e-commerce, il sistema fieristico, la promozione integrata e la finanza agevolata. Inoltre, a differenza di quanto accaduto finora, lo Stato metterà a disposizione delle imprese italiane strumenti come un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export e figure come i temporary export manager e i digital manager, divenute ormai indispensabili per sostenere l’accesso delle imprese italiane ai mercati esteri».

In merito al Masterplan 3C, il vostro ambizioso piano programmatico per il territorio cremonese, realizzato da The European House – Ambrosetti, a che punto siamo?

«Il Masterplan 3C è di sicuro un documento particolarmente ambizioso, con il quale abbiamo individuato alcuni grossi gap che dobbiamo invertire, su tutti: l’identità del nostro territorio. Ambrosetti ha dimostrato, dati alla mano, la scarsa visibilità della nostra provincia. Anche per quanto riguarda il trend demografico la situazione non è delle migliori: la popolazione è in calo, contro un indice di vecchiaia in aumento Altri tasselli fondamentali, da rivedere, riguardano la dinamicità economica e la capacità innovativa. In testa a queste problematiche, abbiamo il gap infrastrutturale, dove il costo delle inefficienze in merito è pari a 160 milioni di euro l’anno. Quanto, invece, agli elementi di eccellenza su cui puntare, ci sono e li conosciamo tutti. Stiamo ora attendendo di concretizzare la proposta che abbiamo avanzato di un’associazione temporanea di scopo ovvero un soggetto attuatore, che lavori per costruire il vero rilancio del territorio».

Avete già ottenuto risposte a livello istituzionale?

«Stiamo attendendo un riscontro da Regione Lombardia, per capire come quest’ultima ci possa supportare nel rendere operativo il nostro piano programmatico e invertire trend che oggi non ci permettono di crescere come dovremmo. Penso di poter dire che abbiamo fatto i nostri “compiti a casa”, nell’individuare il nostro strumento programmatico. A questo punto dobbiamo ricevere risposte dai vari livelli amministrativi, a cominciare proprio dalla Regione. A questo proposito, come ho ribadito in più occasioni, vorremmo poter ospitare un appuntamento del Tavolo della Competitività regionale sul nostro territorio, proprio per confrontarci su questi temi».

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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