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lunedì 25 Maggio 2020
A rischio 100mila aziende artigiane
Senza aiuti a fondo perduto più consistenti per le piccole imprese altri 300mila posti di lavoro potrebbero scomparire. È il dato che emerge da uno studio della Cgia di Mestre

Nel primo trimestre di quest’anno il numero complessivo delle imprese artigiane presente in Italia è sceso di 10.902 unità, un dato negativo che tuttavia è in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei tre anni precedenti. Il peggio, però, segnala la Cgia di Mestre, dovrebbe purtroppo sopraggiungere nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo  del coronavirus si farà sentire con maggiore intensità. «In questi due mesi e mezzo di lockdown», dichiara il coordinatore dell’ufficio studi dell’associazione di categoria, Paolo Zabeo, «molti artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficoltà e non sono stati pochi quanti hanno pensato di gettare la spugna. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo di tanti piccoli imprenditori è cambiato: c’è voglia di lottare, di resistere, anche se non tutti ce la faranno a sopravvivere».

Negli ultimi 11 anni persi quasi 200mila artigiani

«Non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100mila unità», prosegue Zabeo, «con una perdita di almeno 300mila posti di lavoro. L’entità della contrazione dipenderà dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi due o tre mesi. Tenendo conto che negli ultimi undici anni lo stock delle imprese artigiane è crollato di quasi 200mila unità, al 31 marzo 2020 le aziende artigiane attive in Italia ammontavano a 1.275.970. Per evitare che entro la fine del 2020 si registri un’ulteriore moria di tantissime botteghe artigiane, è necessario erogare a queste attività importanti contributi a fondo perduto e azzerare per l’anno in corso le imposte erariali: Irpef, Ires e Imu sui capannoni. «Se spariscono le micro imprese», aggiunge il segretario della Cgia, Renato Mason, «rischiamo di abbassare notevolmente la qualità del nostro made in Italy».

Deludono i tanto attesi provvedimenti a fondo perduto

«È vero che con il decreto “Rilancio” sono state introdotte diverse misure, tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60% degli affitti, ma tutto questo è ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi  da tantissime piccole realtà. Troppi provvedimenti che rischiano di disperdere in tanti rivoli le risorse messe a disposizione, che invece dovrebbero essere convogliate solo su tre voci: famiglie, indennizzi diretti alle imprese e taglio delle tasse. Anche i tanto attesi contributi a fondo perduto introdotti con il nuovo decreto a favore delle piccole attività rischiano di non sortire gli effetti sperati: la dimensione economica del ristoro, infatti, risulta molto contenuta. Nella migliore delle ipotesi, le attività che hanno subito il lockdown recuperano solo un sesto delle perdite sostenute nello scorso mese di aprile».

I consumi delle famiglie in calo di 75 miliardi

A preoccupare la Cgia, tuttavia, non c’è solo la mancanza di credito che attanaglia gli artigiani e in generale tutte le Pmi,  ma anche le previsioni dei consumi delle famiglie italiane per l’anno in corso.  Secondo il Documento di economia e finanza 2020, infatti, la caduta sarà pari al 7,2%. In termini assoluti, il crollo degli acquisti rispetto al 2019 sarà di  circa 75 miliardi e a farne le spese saranno soprattutto gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi, che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie e che potrebbero essere costretti alla chiusura. «Tutto questo comporterà un problema occupazionale non di poco conto», avverte la Cgia, «ma anche un forte abbassamento della qualità della vita. Quando chiudono le botteghe e i piccoli negozi, le aree urbane si impoveriscono e diventano terreno fertile per la diffusione del degrado, dell’abbandono e della microcriminalità».

 

 

 

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
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CGIA
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