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martedì 7 Maggio 2019
A Crema il primo Centro di Ricerca operativa italiano?
Il prof. Righini: «Le ricadute economiche per il territorio sarebbero enormi»
Il prof. Giovanni Righini

Lo scorso 7 maggio, l’Acsu, Associazione cremasca studi universitari, si è incontrata in Regione con gli assessori alla Ricerca e alla Formazione, Fabrizio Sala e Melania Rizzoli, per presentare il progetto relativo alla realizzazione di un Centro di ricerca e Alta Formazione, capace di fondere scienze matematiche e informatiche, in stretta correlazione con le forze economiche e le peculiarità del territorio. Per l’Acsu erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi e il prof. Giovanni Righini, già docente presso il dipartimento di Tecnologie dell’informazione dell’Università degli Studi di Milano e oggi coordinatore del laboratorio di Ricerca operativa di Crema, l’Opt Lab. Al prof. Righini abbiamo chiesto di illustrarci il progetto e le motivazioni che l’hanno portato a elaborarlo:

Superare il modello del distaccamento universitario

«Sulla base della mia esperienza di 23 anni di lavoro a Crema, sono convinto che sia opportuno superare il modello del distaccamento universitario; propendo piuttosto per una forma organizzativa che consenta al territorio una maggior partecipazione. Diversamente, le decisioni si prenderanno sempre altrove e il nostro territorio potrà soltanto subirle. Quindi, la mia idea è di istituire a Crema un nostro centro di ricerca interuniversitario, che lavori in convenzione con diversi atenei, senza lasciare il monopolio a nessuno di loro».

Quale centro di ricerca ha in mente? «A mio avviso, non ha alcun senso puntare su settori già ben presidiati, nella stessa Lombardia, da istituzioni importanti con investimenti altrettanto rilevanti, come è il caso della meccatronica. Ci sono invece aree culturali ancora scoperte in Italia, rispetto all’estero, come quella della Ricerca operativa, cioè della matematica applicata alla risoluzione di problemi complessi per dare supporto ai decisori. Inoltre, ritengo indispensabile coniugare la ricerca scientifica con la formazione universitaria, mantenendo ben distinta quest’ultima dalla formazione professionale, che è altrettanto importante ma ha caratteristiche ed esigenze completamente diverse e richiede canali formativi appositamente dedicati e non universitari, come gli ITS. La confusione su questo aspetto ha rallentato e sviato molte volte i processi decisionali relativi al futuro della sede universitaria di Crema, senza peraltro fornire il canale formativo necessario per soddisfare le esigenze delle imprese locali, per esempio nel comparto cosmetico».

Un Centro di ricerca, come quello da lei prospettato, in che misura  inciderebbe nell’ottica delle nuove professioni del futuro? «Nel 2017, nell’ambito delle analisi del mercato del lavoro negli Usa, la professione di esperto in Ricerca operativa, è stata elencata al terzo posto tra le professioni più richieste e meglio remunerate. Sempre negli Usa, negli ultimi 10 anni, il numero di corsi di studio denominati “Analytics” o “Business analytics” è passato da 5 a più di 200. In Italia non ne abbiamo ancora nemmeno uno. Uno dei pochi tentativi di questo tipo nel nostro Paese è un percorso denominato “Analytics and Optimization”, attivato dal 2014 all’interno del corso di laurea magistrale in Informatica proprio a Crema. E pensare che oggi le imprese e gli enti pubblici hanno una forte esigenza di poter contare su persone che sappiano unire una forma mentis scientifica all’abilità nell’utilizzare al meglio la tecnologia digitale».

Quali ricadute potrebbe avere per il nostro territorio? Come bel illustrato da Enrico Moretti, nel suo libro “La nuova geografia del lavoro”, le ricadute sia economiche che sociali delle attività di ricerca scientifica e formazione universitaria sul territorio che le ospita sono enormi. D’altronde, la competizione tra territori si gioca proprio sul piano della conoscenza; è un concetto emerso anche dal recente studio Masterplan 3C. Crema è circondata da ben otto capoluoghi di provincia nel raggio di cinquanta chilometri. Non c’è scelta: o diventa la periferia delle periferie oppure un hub dell’innovazione e della conoscenza e in quest’ottica il ruolo di una sede universitaria è semplicemente decisivo».

Fuorvianti i riferimenti compulsivi alla cosmesi e alla meccanica

«Se gli enti cremonesi comprenderanno di avere tutto l’interesse ad aiutare Crema a vincere la sua scommessa, allora anche il territorio in generale ne ricaverà sicuramente dei benefici. Infatti, una delle caratteristiche necessarie a un nuovo centro di ricerca cremasco dovrà essere quella di non concentrarsi su un solo specifico settore né sul solo ambito geografico. Per questo motivo, trovo che i riferimenti compulsivi alla cosmesi o alla meccanica, ogniqualvolta si parli di Crema e della sua sede universitaria siano fuorvianti, così come trovo fuorvianti i riferimenti ai confini amministrativi delle province, quando si parla di ricerca scientifica e formazione universitaria».

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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