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lunedì 4 Gennaio 2021
A causa della pandemia, il debito di molte imprese è a rischio insolvenza
Nel 2020, il credito bancario alle imprese italiane ha registrato un balzo (+7,4% annuo a ottobre), spinto dai prestiti emergenziali con garanzie pubbliche, arrivati oggi a circa 146 miliardi di euro. In molti settori, l’effetto è stato un eccessivo peso del debito, misurato in anni di cash flow generato dalle imprese. Flusso di cassa che si è bruscamente assottigliato nel 2020 e in alcuni casi è divenuto negativo (da 81 a - 4 miliardi di euro nel totale del manifatturiero).

Nell’anno che si è appena concluso, il manifatturiero italiano ha subito un profondo calo di fatturato (stimato a -144 miliardi di euro, pari al -14,5%), a causa della pandemia e del conseguente lockdown. Lo rileva un’indagine del Centro studi di Confindustria, che stima come, nella manifattura, il cash flow, definito come ricavi meno costi operativi correnti, è caduto da 81 miliardi nel 2019 a – 4 miliardi nel 2020. Le stime del cash flow per settori dell’industria mostrano una situazione piuttosto diversificata nel 2020. Da un lato, alcuni settori non hanno sofferto un calo del flusso di risorse interne (per esempio, l’alimentare e il farmaceutico). All’altro estremo, molti settori si ritrovano ad avere un cash flow negativo, motivo della diffusa crisi di liquidità di quest’anno. Per alcuni di questi, che già nel 2019 avevano un flusso di risorse insufficiente, i valori negativi nel 2020 sono molto marcati (mezzi di trasporto, macchinari, metallurgia). Nelle costruzioni il cash flow si dimezza, ma resta su valori positivi (da 24 a 12 miliardi). Anche nei servizi la riduzione del cash flow stimata è molto marcata: da 162 a 33 miliardi di euro.

Una situazione ingestibile a lungo termine

Nella situazione pre-Covid, per quanto riguarda il totale del manifatturiero, lo stock del debito del 2019 poteva essere ripagato (ipotizzando, con un’astrazione teorica estrema, di destinare a ciò tutto il cash flow), con poco più di due anni di risorse generate dalle imprese. E l’onere per interessi su tale debito era pari a una quota contenuta delle risorse interne (4,4%). Nel 2020, invece, dato il massiccio ricorso a prestiti bancari “emergenziali” (47 miliardi di euro nel manifatturiero) dovuto alla crisi e l’assottigliarsi del cash flow generato dall’industria, il peso del debito è cresciuto in misura marcata in molti settori; parimenti, è cresciuto l’onere per interessi (a 4,2 miliardi di euro). In quei settori industriali in cui il cash flow è diventato negativo non è possibile nemmeno calcolare quanti anni di risorse generate internamente servirebbero per estinguere il debito. Se protratta nel tempo, una situazione del genere rischierebbe di rendere il debito insostenibile per le imprese. Anche nei servizi l’indebitamento emergenziale è stato massiccio (57 miliardi di euro). Per vari settori dei servizi il debito è diventato insostenibile nel 2020 (commercio, alloggio-ristorazione, noleggio-servizi alle imprese). Per altri settori, la situazione è divenuta molto pesante (trasporto-magazzinaggio). Nelle costruzioni il peso del debito, già elevato, è più che raddoppiato, balzando da tre a quasi sette anni di cash flow. Una situazione difficilmente gestibile a lungo, in assenza di un recupero di fatturato.

Nel 2021 il fatturato industriale dovrebbe risalire

Per quasi tutti i settori, con risorse interne così limitate o assenti, è difficile immaginare che si possano realizzare nuovi investimenti ai ritmi pre-crisi. Prima della pandemia, il flusso annuo di investimenti in beni materiali realizzati dalle imprese manifatturiere era pari a 35 miliardi di euro, cui si erano sommati 51 miliardi nei servizi e 5 miliardi nelle costruzioni. Nel 2020, con risorse interne estremamente assottigliate nei servizi e negative nell’industria, è divenuta proibitiva la realizzazione di investimenti produttivi su valori analoghi a questi. Sul fronte del cash flow, nel 2021 si prevede che la situazione permanga tesa, pur se meno critica nei confronti di quella dell’anno appena trascorso. Il fatturato industriale dovrebbe infatti registrare una risalita, sebbene parziale, rispetto al valore medio del 2020 (l’ipotesi è che l’industria registri un +9,8% in media, dopo il -14,5% del 2020). In tale scenario, il cash flow tornerebbe positivo nel totale della manifattura (42 miliardi) e in quasi tutti i settori. Tuttavia, rispetto al 2019, l’indebitamento resterebbe molto più pesante. Sia perché il debito è più alto (l’ipotesi prudente è che resti al livello del 2020), sia perché il cash flow è più basso.

Favorire l’accesso delle imprese a fonti finanziarie alternative

Da questa analisi derivano una serie di considerazioni di policy. Innanzitutto, è necessario consentire un allungamento del periodo di rimborso dei debiti di emergenza contratti nel 2020. In secondo luogo, in una prospettiva di più lungo periodo, la priorità è sostenere la crescita dimensionale delle imprese. Occorre, quindi, riprendere il percorso di rafforzamento dei canali di finanziamento per le imprese alternativi al credito bancario, soprattutto per le Pmi. Una strategia che combini interventi di natura fiscale, semplificazioni regolamentari e altre misure volte a favorire l’accesso delle imprese a fonti finanziarie alternative, puntando in particolare dal 2021 sui diversi mercati del capitale proprio (private equity, venture capital, ecc.) e sull’emissione di debito non bancario. In questa prospettiva, gli interventi messi a punto fin qui dal Governo, attraverso i provvedimenti varati nel 2020 e quelli prospettati nella legge di Bilancio, appaiono ancora incompleti.

Redazione Mondo Business
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