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lunedì 14 Dicembre 2020
73mila le imprese chiuse per Covid. 17mila prevedono di non riaprire
Tra il 23 ottobre e il 16 novembre 2020, l’Istat ha condotto la seconda edizione della rilevazione “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”, con l’obiettivo di aggiornare le informazioni raccolte nella prima edizione e consentire nuove valutazioni in merito agli effetti della pandemia

Nel corso della rilevazione, il 68,9% delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività; il 23,9% di essere parzialmente aperta e il 7,2% ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 73mila imprese, che pesano per il 4% dell’occupazione. Di queste, 55mila prevedono di riaprire, mentre 17mila (pari all’1,7% delle imprese e allo 0,9% degli occupati) non prevedono una riapertura. L’85% delle unità produttive “chiuse” sono microimprese e si concentrano nel settore dei servizi non commerciali (58mila unità, pari al 12,5% del totale). Tra le imprese attualmente non operative, quelle presenti nel Mezzogiorno sono a maggior rischio di chiusura definitiva.

In oltre il 45% dei casi, il fatturato si è ridotto tra il 10 e il 50%

Il 68,4% delle imprese (che rappresentano il 66,2% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 45,6% dei casi, il fatturato si è ridotto tra il 10% e il 50%; nel 13,6% si è più che dimezzato e nel 9,2% è diminuito meno del 10%. Rispetto a quanto rilevato per il bimestre marzo-aprile 2020, si conferma dunque un’elevata incidenza di imprese con il valore delle vendite in flessione (erano il 70%), ma si riduce l’intensità: il 41,4% delle imprese aveva infatti riportato una riduzione del fatturato superiore al 50%, rispetto agli stessi mesi del 2019; il 27,1% tra il 10 e il 50% e il 3% meno del 10%. Scende anche l’incidenza di casi di mancata realizzazione di fatturato (1,9%, rispetto al 14,6% di marzo-aprile), mentre si amplia la quota di imprese con valori del fatturato stabili (19,9%, rispetto a 8,9% di marzo- aprile) o in aumento (il 9,8% rispetto al 5%). In particolare il 3,8% dichiara un aumento inferiore al 10% e il 6% superiore a tale soglia.

Tra i diversi settori recuperano le imprese attive nelle costruzioni

A livello settoriale, recuperano, rispetto ai risultati particolarmente negativi di marzo-aprile, le imprese che operano nelle costruzioni, con il 26,8% che dichiara una stabilità del fatturato e l’11,5% una crescita, contro l’8,3% e il 6,1% di marzo-aprile. Nel complesso, recupera anche il settore della produzione di beni intermedi, ma con specificità a livello di singoli comparti. Più nel dettaglio, la metallurgia presenta una quota relativamente elevata di imprese con flessione del fatturato, mentre nelle industrie farmaceutiche l’incidenza di dinamiche positive, pur consistente (22% dei casi), è inferiore a quella di marzo-aprile (28%); l’opposto avviene per l’industria della chimica (21,8% a giugno-ottobre e 18,6% a marzo-aprile). La quota di operatori che riportano una perdita di fatturato compresa tra il 10 e il 50% è superiore alla media complessiva (45,6%) nel comparto dei beni alimentari (50,8%) e in quello dei beni di investimento (49,2%).

Il 61,5% delle aziende prevede un fatturato in calo tra dicembre e febbraio

Le micro imprese (3-9 addetti), più delle altre tipologie dimensionali, attribuiscono il calo del fatturato alle restrizioni dovute all’attuazione dei protocolli sanitari, con un’incidenza del 43,2%. Nelle piccole imprese, tale quota scende al 35,4%, con un’importanza analoga a quella del calo della domanda nazionale di beni o servizi (35,3%). Tra le medie e grandi imprese, la riduzione del fatturato è invece attribuita direttamente al calo della domanda nazionale (36,1% delle risposte tra le imprese di 20-249 addetti e 38,7% tra quelle di 250 addetti e più) o di quella estera (24,8% e 24,3%). Per il periodo dicembre 2020-febbraio 2021, il 61,5% delle imprese prevede una contrazione del fatturato, rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. Nel 40% dei casi, il calo è previsto tra il 10 e il 50%; nel 15,1% di oltre il 50% e nel 6,4% di meno del 10%. In termini di prospettiva, la maggior parte delle imprese (52,5%) conferma l’andamento sperimentato nel periodo giugno-ottobre 2020. Nei rimanenti casi, invece, prevale un giudizio più negativo. Quasi un’impresa su quattro (226mila unità, pari al 22,6% delle imprese e al 18% dell’occupazione) prevede un peggioramento e il 18% (180mila) non è in grado di fare previsioni.

All’incirca 69mila le imprese che invece prevedono un miglioramento

Sul fronte opposto, sono circa 69mila le imprese che prevedono un miglioramento, rispetto alla dinamica registrata nel periodo giugno-ottobre (6,9% del totale delle imprese e 8,7% dell’occupazione); l’incidenza è maggiore tra le aziende più grandi (l’11,8%, rispetto al 9,6% delle medie imprese e al 6,7% di piccole e microimprese) e nel Mezzogiorno (8,6%, rispetto al 6,8% del Centro e al 6% del Nord). Considerando le imprese che hanno dichiarato un incremento del fatturato nel periodo giugno-ottobre (circa 100mila), solo il 17,5% conferma una dinamica positiva per dicembre 2020-febbraio 2021, segnalando un andamento meno positivo nel 52,7% dei casi e una maggior incertezza, rappresentata dalla difficoltà di fare una previsione, nel 29,9% dei casi.

Redazione Mondo Business
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