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sabato 11 Gennaio 2020
600mila giovani hanno lasciato gli studi nel 2018
L'indagine dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre mette in guardia sul rischio impoverimento per le imprese e per il Paese in generale

Se nel 2018 sono stati 62mila circa i cosiddetti “cervelli in fuga”, che hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero, per contro, 598mila giovani, in età compresa tra i 18 e i 24 anni, hanno abbandonato precocemente l’attività scolastica, rischiando di finire ai margini della nostra società. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che, con il suo coordinatore, Paolo Zabeo, afferma: «Premesso che perdere oltre 60mila  giovani diplomati e laureati ogni anno costituisce un grave impoverimento culturale  per il nostro Paese, è ancor più allarmante che quasi 600mila ragazzi decidano di lasciare gli studi anticipatamente. Un problema che stiamo colpevolmente sottovalutando, visto che nei prossimi anni, anche a seguito della denatalità in atto, le imprese rischiano di non poter contare su nuove maestranze sufficientemente preparate professionalmente. Un problema che già oggi comincia a farsi sentire in molte aree produttive, soprattutto del Nord».

Povertà educativa e povertà economica sono correlate

«Peraltro», segnala il segretario della CGIA, Renato Mason, «un Paese che aspira ad essere moderno, oltre a poter contare sull’utilizzo di tecnologie avanzate, è altrettanto importante che possa avvalersi di una manodopera qualificata. Altrimenti, c’è il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese  e, in misura ugualmente preoccupante, di una marginalizzazione di molti soggetti che difficilmente potranno essere reintegrati attivamente nella nostra società. Tutti gli esperti, infatti, sono concordi nel ritenere che la povertà educativa e la povertà economica sono strettamente correlate».

Italia al terzo posto in Ue per abbandono scolastico

Sebbene la fuga dai banchi di scuola sia in calo in tutta Europa, nel 2018 l’Italia si colloca al terzo posto tra i diciannove Paesi dell’eurozona per abbandono scolastico, tra i giovani in età compresa tra 18 e 24 anni. Se da noi la percentuale è stata del 14,5% (pari a circa 598 mila giovani), solo Malta (17,4%) e Spagna (17,9%) presentano dei risultati peggiori ai nostri. La media Ue si attesta invece all’11%. Tra il 2008 e il 2018, la contrazione del fenomeno in Italia è scesa del 5,1%, pressoché in linea con la media Ue (-5,3%).

Al Sud quasi un ragazzo su cinque lascia in anticipo

A livello territoriale italiano sono le regioni del Sud a registrare i livelli più elevati di abbandono scolastico. Nel 2018, in Sardegna il 23% dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio (diploma professionale, diploma di maturità, ecc.). Seguono la Sicilia, con il 22,1%, e la Calabria, con il 20,3%. Preoccupa la situazione di quest’ultima regione che, nei confronti di tutte le altre, è in controtendenza rispetto al dato relativo al 2008: l’abbandono scolastico in questi ultimi dieci anni è aumentato infatti dell’1,8%. All’opposto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (entrambe con l’8,9%), Abruzzo (8,8%) e Umbria (8,4%) sono le regioni più virtuose.

Segnali preoccupanti anche per le imprese

Stando alle indagini condotte da Unioncamere e dall’Anpal, sarebbero stati oltre un milione i posti di lavoro di difficile reperimento nel 2018, a causa del disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro; sebbene in Italia la disoccupazione giovanile superi il 25% e le imprese denuncino molte difficoltà a reperire personale, soprattutto con competenze digitali. Va anche detto, però, che le imprese, se da un lato cercano con sempre maggiore insistenza del personale con elevata specializzazione tecnica-professionale, dall’altro necessitano anche di posizioni caratterizzate da bassi livelli di competenze e di specializzazione, solo in parte coperte dagli immigrati.

 

Redazione Mondo Business
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