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venerdì 13 Novembre 2020
460mila piccole imprese a rischio chiusura
Stando al "2° Barometro Censis-Commercialisti sull'andamento dell'economia italiana", per moltissime piccole imprese si può parlare di una fine annunciata: già oggi il fatturato è dimezzato per 370mila microimprese e 415mila sono in crisi di liquidità. Molto dipende da una "cattiva" burocrazia

Sono 460mila le piccole imprese italiane (con meno di 10 addetti e sotto i 500mila euro di fatturato) a rischio chiusura a causa dell’epidemia: sono l’11,5% del totale e nel 2021 potrebbero non esserci più. È in gioco un fatturato complessivo di 80 miliardi di euro e quasi un milione di posti di lavoro. Con il lockdown e il gorgo di restrizioni rischia di sparire un popolo di piccoli imprenditori e insieme di prosciugarsi un serbatoio occupazionale. In altre parole, il Covid-19 potrebbe spazzare via il doppio delle micro imprese che sono morte tra il 2008 e il 2019, come conseguenza della grande crisi finanziaria. È quanto emerge dal “2° Barometro Censis-Commercialisti sull’andamento dell’economia italiana”, realizzato in collaborazione con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, attraverso la ricognizione delle valutazioni di un ampio campione di 4.600 commercialisti italiani.

Lo sforzo messo in campo dallo Stato è apprezzabile ma non basta

Il 29% dei commercialisti rileva che più della metà delle micro imprese clienti ha almeno dimezzato il proprio fatturato (il dato scende al 21,2% nel caso dei commercialisti che si occupano di imprese medio-grandi). Sono quindi 370mila le piccole imprese che hanno subito un crollo di più della metà dei ricavi. Inoltre, il 32,5% dei commercialisti registra in più della metà della clientela una perdita di liquidità superiore al 50% nell’ultimo anno (il dato scende al 26,2% tra i commercialisti che seguono imprese di maggiori dimensioni). Sono cioè 415mila le piccole imprese che oggi dispongono di meno della metà della liquidità di un anno fa. Le misure pubbliche adottate durante l’emergenza ottengono una valutazione tra luci e ombre da parte dei commercialisti. Per la categoria, lo sforzo dello Stato nel supportare gli operatori economici e i lavoratori durante il blocco di mercati e imprese va apprezzato, ma non basta.

Le misure che dovrebbero essere adottate secondo i commercialisti

Per evitare la moria di piccole imprese, secondo i commercialisti bisogna intervenire prontamente, agendo su quello che non ha funzionato. Occorrerebbe più chiarezza nei testi normativi; tempestività nei chiarimenti sulle prassi amministrative; molti meno adempimenti; una migliore distribuzione delle risorse pubbliche tra i beneficiari; una più efficace combinazione delle misure adottate; un taglio netto dei tempi necessari per l’effettiva erogazione degli aiuti economici; stanziamenti economici più consistenti. Se gli strumenti di sussidio per i diversi beneficiari vengono promossi, viene però bocciata l’effettiva applicazione delle misure, a causa della burocrazia che rallenta le procedure. Secondo i commercialisti, le imprese vanno aiutate a resistere oggi, per non morire e per ripartire domani.

Redazione Mondo Business
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