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lunedì 10 Agosto 2020
38 ore l’anno fermi in coda, per deficit infrastrutturale
Stando ai dati della Commissione europea, perdiamo una settimana di lavoro all'anno bloccati in coda. Nell’Europa a 27, solo Malta e Belgio registrano una situazione più critica della nostra. Una delle cause è l'arretratezza delle nostre infrastrutture, materiali e immateriali

Le lunghe code che condizionano negativamente la vita di moltissime persone sono ascrivibili, in particolar modo, a un paio di cause. La prima è dovuta all’insufficienza del numero di mezzi pubblici presenti nelle nostre aree urbane, che costringe tantissimi pendolari a usare i mezzi privati. L’Istat, infatti, segnala che in Italia si reca al lavoro con i mezzi pubblici solo il 12,2% degli occupati, mentre il 69,2% fa guidando un’auto. La seconda è imputabile al grave deficit infrastrutturale che caratterizza il nostro Paese. A questo proposito, i risultati che emergono dal confronto tra l’Italia e i principali Paesi europei sono impietosi e ci invitano a intervenire in tempi brevissimi. Nel 2017, per esempio, l’Italia disponeva di 27,8 km di rete ferroviaria per 100mila abitanti, al di sotto della media Ue (42,5 km).

Il nostro deficit infrastrutturale ci costa 40 miliardi di euro l’anno

«Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale costa ai cittadini e alle imprese del nostro Paese 40 miliardi di euro l’anno. Anche per questa ragione è necessario che il Governo, a seguito della grave recessione economica in atto, avvii quanto prima il piano delle infrastrutture e dei trasporti  che permetta di ammodernare il Paese, di renderlo più competitivo e, soprattutto, di imprimere una forte scossa positiva alla domanda interna».

Anche il giudizio dei grandi manager conferma i nostri limiti

Dall’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia su dati del World Economic Forum, tra i dieci Paesi europei più importanti presi in esame, l’Italia si colloca sempre in fondo alla graduatoria, per qualità ed efficienza del sistema logistico-infrastrutturale. In particolare, per qualità delle strade; efficienza dei servizi ferroviari; efficienza dei servizi portuali e copertura della linea internet ultra veloce. La Cgia, infine, sottolinea che, oltre alla realizzazione delle grandi infrastrutture materiali e immateriali, abbiamo altrettanto bisogno di portare a termine moltissimi interventi “minori”, che sono però indispensabili per la messa in sicurezza di tanti cittadini, di moltissime città e piccoli paesi.

Interventi che potrebbero dare un’impennata alla domanda interna

Bisogna ricordare, infatti, che l’88% dei circa 8mila Comuni italiani ha almeno un’area classificata a elevato rischio idrogeologico; che il 40% circa dell’edilizia residenziale pubblica è ubicato in zone ad alto rischio sismico; che su circa 6mila opere censite (gallerie, ponti, viadotti, etc.) quasi 2mila necessitano di interventi urgenti e che i risultati del censimento dell’acqua per uso civile evidenziano che nel 2018 il 47,6% dell’acqua potabile  non ha raggiunto gli utenti finali, a causa delle dispersioni presenti nelle reti di adduzione e di distribuzione .

 

Redazione Mondo Business
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