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sabato 3 Agosto 2019
33 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea
L'ufficio studi della CGIA di Mestre avverte che l'unica vera soluzione per abbassare le tasse è tagliare la spesa improduttiva

Nel 2018, gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in più, rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Unione europea; si tratta di un differenziale che pesa quasi 2 punti percentuali di Pil. A rendere pubblico questo dato è l’ufficio studi della CGIA di Mestre.

L’unica strada per abbassare le tasse è tagliare la spesa improduttiva

 «Il tempo degli slogan e delle promesse è terminato», dichiara il coordinatore dell’ufficio studi, Paolo Zabeo. «Con la prossima manovra di bilancio è necessario uno scossone, che nel giro di qualche anno riduca di 3-4 punti percentuali il peso delle tasse. Considerata la delicata situazione dei nostri conti pubblici, tale intervento sarà praticabile solo se si riuscirà ad abbassare, di pari importo, la spesa pubblica improduttiva e una parte dei bonus fiscali; operazione, quest’ultima, che appare difficilmente perseguibile. A confermarlo sono i risultati ottenuti in questi ultimi 10 anni: tutti gli Esecutivi che si sono succeduti si sono cimentati con grande determinazione sul versante della spending review ma gli esiti sono stati insoddisfacenti; l’auspicio è che il governo Conte abbia maggiore fortuna”.

La pressione fiscale reale è di 6 punti superiore al dato ufficiale

La CGIA ricorda anche che la reale pressione fiscale presente nel nostro Paese è di ben 6 punti superiore al dato ufficiale. Questo perché il Pil include anche gli effetti dell’economia non osservata che, secondo le ultime stime dell’Istat, ammontano a 209 miliardi di euro l’anno. Questa ricchezza, generata da attività irregolari e illegali, oltre a non fornire alcun contributo all’incremento delle entrate fiscali, accresce la dimensione dello stesso Pil e, dal momento che la pressione fiscale si ottiene dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, ecco di conseguenza che la pressione fiscale in capo ai contribuenti onesti non può che aumentare.

La flat tax rischia di interessare un numero ristretto di contribuenti

La “flat tax” può rappresentare il rimedio che consentirà alla pressione fiscale italiana di scendere a un livello accettabile? «Premesso che qualsiasi misura che riduca il peso delle tasse non può che essere salutata positivamente, bisogna fare molta attenzione: se i numeri in circolazione in queste settimane saranno confermati, pare che già oggi sulla maggior parte dei contribuenti Irpef gravi un’aliquota effettiva inferiore al 15%. Pertanto, l’applicazione della tassa piatta rischia di interessare un numero ristretto di soggetti con redditi medio-alti».

Nell’ipotesi peggiore l’Iva potrebbe salire dal 22 al 25,2%

 «Tuttavia, la vera questione sarà dove trovare le risorse per realizzare questa decisa riduzione delle imposte. Se il taglio dell’Irpef fosse in parte coperto da un aumento dell’Iva, ciò favorirebbe sicuramente le esportazioni ma penalizzerebbe i consumi interni. E a pagare il conto non sarebbero solo le famiglie ma anche gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi, che vivono quasi esclusivamente di domanda interna». Gli artigiani mestrini, inoltre, ricordano che, nell’ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 23,1 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 25,2%, mentre quella ridotta salirà dal 10 al 13%.

 

 

 

Redazione Mondo Business
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CGIA
Paolo Zabeo
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