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lunedì 11 Maggio 2020
1 impresa su 4 aveva già puntato sullo smart working
Secondo un'indagine di Unioncamere e Anpal, prima della pandemia, tra il 2015 e il 2019, il 25% circa delle imprese aveva deciso di investire nella modalità di lavoro agile

Alla prova del lockdown un’impresa su quattro è arrivata almeno in parte preparata: il 24,6% delle imprese italiane, infatti, ha investito nell’adozione di sistemi di smart working, per innovare il proprio modello organizzativo aziendale, tra il 2015 al 2019. Il dato, che emerge dal bollettino annuale del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, è cresciuto rispetto al 2018 (23,5%) e segue un trend di incremento consistente, destinato probabilmente a conoscere una ulteriore impennata nel prossimo futuro.

Le public utilities sono le più ricettive allo smart working

Non tutti i settori, ovviamente, si sono potuti adattare all’introduzione del lavoro agile nella stessa maniera. L’ambito più ricettivo è quello delle public utilities (luce, acqua, gas), in cui il 34,7% delle imprese ha dichiarato di aver investito in smart working; seguono quindi i servizi (25,5%), l’industria (22,5%) e, fanalino di coda, le costruzioni (19,9%). All’interno del mondo dei servizi, hanno investito nel lavoro agile il 50,9% delle imprese di servizi informatici e delle telecomunicazioni; il 48,8% delle imprese di servizi finanziari e assicurativi, e il 40,3% dei servizi avanzati di supporto alle imprese. Nel sistema industriale, invece, hanno puntato sullo smart working il 33,3% delle industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali; il 32,8% delle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere e il 29,6% delle industrie di fabbricazione macchinari.

Il lavoro a distanza riguarda soprattutto le grandi aziende

A fare la differenza, però, è soprattutto la classe dimensionale delle imprese. L’innovazione dello smart working riguarda infatti il 53,1% delle aziende con più di 500 dipendenti; il 50,3% delle aziende tra i 250 e i 499 dipendenti e il 41,8% delle aziende tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti si notano investimenti in smart working solo per il 31,1% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti, e per il 21,3% di quelle tra 1 e 9 dipendenti. Quello del lavoro agile è però solo uno dei nuovi modelli di business messi a disposizione dalla trasformazione digitale e che le imprese stanno adottando.

In crescita anche il ricorso al digital marketing

Excelsior mostra infatti che nel 2019 ben il 36,9% delle imprese (contro il 35,4% del 2018) ha dichiarato di aver investito in attività di digital marketing ovvero i canali di promozione e vendita online. Al primo posto, il settore dei servizi (39,3%), al secondo quello delle public utilities al 37,3%, al 31,2% il settore dell’industria e al 25,5% quello delle costruzioni. Le imprese di maggiori dimensioni hanno un tasso più alto di investimenti in digital marketing: l’innovazione riguarda infatti il 70,5% delle aziende con più di 500 dipendenti, il 68,3% delle aziende tra i 250 e i 499 dipendenti e il 58,5% delle aziende tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti, sui canali di promozione e vendita online hanno puntato un buon 44% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti e il 33% di quelle tra 1 e 9 dipendenti.

 

 

 

 

Redazione Mondo Business
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