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la polemica
martedì 17 Novembre 2020
Le estetiste chiedono di poter tornare a lavorare
Catuscia Livraghi, estetista di Crema, rilancia la necessità di un anno bianco fiscale, esente da tasse, chiesto dalla categoria mesi fa. «Stiamo ancora aspettando una risposta dal Governo. Non si può pensare che sia sufficiente il ristoro promesso»
Catuscia Livraghi

Catuscia Livraghi è un’estetista, responsabile della sua categoria per la Libera Associazione Artigiani di Crema e, come tale, costretta a chiudere in questo periodo in cui tutta la Lombardia è classificata zona rossa. D’altra parte, è notizia proprio di oggi che potrebbe esserci lo spiraglio per una possibile riapertura, se non per l’intero territorio regionale, quanto meno per alcune province meridionali, meno colpite dai contagi. Nel frattempo, comunque, la saracinesca della sua attività di Crema resta abbassata e lo sconforto si unisce al disorientamento per le decisioni prese dal Governo.

La richiesta di un anno bianco fiscale

«Per me, francamente, si tratta di incompetenza. Al Governo saranno anche più preparati di noi a livello scientifico, ci mancherebbe, ma quanto a livello pratico non ci siamo», si sfoga Livraghi. «Come categoria, durante i mesi più difficili dell’emergenza, ci è stato assegnato un protocollo da seguire e noi ci siamo adeguate, acquistando di tasca nostra tutto l’occorrente per metterci in regola. Di conseguenza non capisco davvero questa decisione». Le estetiste hanno organizzato una manifestazione a Roma, lo scorso 13 novembre, per chiedere di poter tornare al lavoro; manifestazione che aveva avuto un precedente durante il primo lockdown, quando rappresentanti della categoria erano state ricevute dal presidente Conte, chiedendogli un “anno bianco” fiscale, esente da tasse.

Il ristoro promesso dal Governo non basta

 «Dal presidente del Consiglio stiamo ancora aspettando una risposta», continua Livraghi. «Per adesso l’unica cosa che abbiamo ottenuto è stato il posticipo dei pagamenti al mese di aprile, ma se non possiamo lavorare non possiamo neanche guadagnare e quindi non saprei proprio come fare a pagare le tasse la prossima primavera. Non solo. Per quanto mi riguarda non so ancora nulla nemmeno riguardo al ristoro previsto dagli ultimi decreti del Governo, che comunque, se l’ammontare dell’indennizzo è quello annunciato, so già che non mi basterà, non certo per pagare fornitori e dipendenti per il periodo di chiusura».

Quali le differenze rispetto ai parrucchieri?

Un’altra cosa che un’estetista fatica a capire, ci spiega sempre Livraghi, è il trattamento differenziato rispetto ai parrucchieri. «Non si tratta di una contrapposizione con quelli che ritengo miei colleghi, proprio no, tra l’altro mi risulta che, seppure aperti, neppure loro stiano lavorando molto in questo periodo, visto che molta gente ha paura di uscire. Però non capisco: è vero che i parrucchieri non lavorano di fronte al cliente, ma se è per questo, a parte il discorso dei dispositivi anti contagio che siamo state costrette a procurarci appositamente per ovviare a questo problema, la maggior parte di noi lavora molto sui piedi. Bastava quindi fare una norma che prevedeva la possibilità di intervenire solo in quella zona del corpo e quindi a distanza di sicurezza, invece che proibire tutto».

Una volta tornate al lavoro servirà ancora un sostegno

Riguardo alla possibilità che la Lombardia passi al colore arancione e quindi a minori restrizioni, compresa per le estetiste la possibilità di riaprire l’attività, Livraghi se lo augura, ma precisa: «Non per questo non avremmo più bisogno di un sostegno economico da parte del Governo, perché il volume del lavoro si è molto ridotto, proprio come per altri settori»

 

 

 

 

 

Gionata Agisti
Di Gionata Agisti
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