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la polemica
venerdì 23 Ottobre 2020
Il Covid ha bruciato 160 miliardi di ricchezza
Nelle più rosee previsioni, il Pil italiano di quest’anno, ovvero la ricchezza prodotta nel Paese, dovrebbe scendere del 10% circa, rispetto al 2019. Per dare l’idea della dimensione della contrazione, è come se il Veneto fosse stato in lockdown per tutto l’anno. Un nuovo blocco delle attività economiche sarebbe disastroso

«La gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente, se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana del dopoguerra», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo. «Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di due anni, passò dal 6 al 12%. Quest’anno, invece,  se le cose andranno bene, il Pil diminuirà del 10% circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato undici anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro. Per questo diciamo no a qualsiasi chiusura generalizzata che aggraverebbe ancor più la situazione, anche perché il peggio deve ancora arrivare. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, infatti, correremo il rischio di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati».

Quest’anno ogni famiglia italiana ridurrà la spesa di circa 3.700 euro

«Di fronte a una crisi che ci impone di rilanciare la domanda interna, le misure da adottare sono note a tutti: una drastica e strutturale  riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese, per far ripartire sia i consumi che gli investimenti. Purtroppo, però, abbiamo capito in questi giorni che la riforma fiscale verrà introdotta solo a partire dal 2022, mentre gli investimenti per realizzare le grandi opere sono legati alle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno nella seconda metà del 2021, producendo effetti solo a partire dall’anno successivo. Secondo la Nadef (Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020), i consumi delle famiglie, che costituiscono la componente più importante del Pil nazionale (circa il 60% del totale), quest’anno subiranno un vero e proprio tracollo. In termini assoluti le famiglie “risparmieranno” 96 miliardi di euro (- 8,9% rispetto al 2019). In buona sostanza, ogni famiglia italiana ridurrà la spesa di circa 3.700 euro. È evidente che questa contrazione penalizzerà soprattutto il mondo delle partite Iva. Ricordiamo che gli artigiani, i piccoli commercianti e i liberi professionisti lavorano prevalentemente per il mercato domestico e in particolar modo con le famiglie italiane. Con questa “stretta” ai consumi, anche queste attività indipendenti subiranno una grossa contrazione del fatturato».

Gli investimenti sono in calo di 42 miliardi di euro

«Altrettanto rovinosa sarà la riduzione degli investimenti pubblici e privati: sempre secondo  la Nadef, nel 2020 subiranno una riduzione del 13%, che in termini assoluti corrisponde a 42 miliardi di euro. Ovviamente, lo stato di incertezza e di sfiducia che caratterizza le imprese li condiziona negativamente. Ecco perché è necessario intervenire quanto prima, affinché sia lo Stato che le sue articolazioni periferiche accelerino l’apertura dei cantieri delle tante opere pubbliche necessarie per il rilancio del Paese. A questo proposito, segnaliamo che l’allegato Infrastrutture al Programma nazionale di riforma, presentato il 6 luglio scorso, prevede un piano di investimenti prioritari per la mobilità di 196,7 miliardi di euro, di cui già disponibili 131,3 (pari al 66,7% del totale); lavori che dovrebbero iniziare quanto prima e, invece, sono bloccati o dalla mancata nomina del commissario o perché impaludati nelle pastoie burocratiche tese dalla nostra Pubblica amministrazione».

Stiamo scivolando verso la deflazione

«Con poca liquidità e consumi e investimenti in caduta verticale, il Paese sta scivolando pericolosamente verso la deflazione. Dallo scorso mese di maggio, infatti,  l’inflazione è sempre negativa. La deflazione, ricordiamo, si manifesta con  un progressivo calo dei prezzi dei beni e dei servizi. Di primo acchito la cosa può sembrare positiva: se i prezzi scendono, i consumatori ci guadagnano. In realtà, le cose stanno diversamente: nonostante  i prezzi diminuiscano, le famiglie non comprano e la merce, rimanendo sugli scaffali e nelle vetrine dei negozi, determina una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte di tanto invenduto, sono costrette a ridurre la produzione. Tutto questo, inizialmente, dà luogo a un aumento del ricorso alla cassa integrazione, che poi sfocia  in una forte impennata dei licenziamenti. Insomma, si crea un circolo vizioso che getta nello sconforto l’economia del Paese. Come dicevamo più sopra, anche per superare questa situazione è necessario iniettare elevate dosi di liquidità nel sistema economico, erogando credito alle famiglie, alle imprese e rilanciando gli investimenti, soprattutto quelli pubblici».

 

Redazione Mondo Business
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