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la polemica
martedì 4 Maggio 2021
I dem lombardi contro la Dote unica lavoro: «La misura non funziona»
Con la pandemia si sono persi 924mila posti di lavoro. Tra i più colpiti, precari e autonomi, eppure i soldi stanziati da Regione Lombardia, 10 milioni di euro, faticano ad arrivare nelle tasche di quanti hanno bisogno. Oggi, in Consiglio regionale, come annunciato dal consigliere regionale, Matteo Piloni, il Pd lombardo ha proposto di semplificare la procedura
Matteo Piloni

Una misura troppo complicata, che richiede un certo tipo di partecipazione da parte di chi aderisce, evidentemente non attrattiva. E così Dote unica lavoro, nella sua quarta fase, quella che riguarda i lavoratori autonomi privi di partita Iva, per il Pd lombardo si sta rivelando un flop totale. Questa mattina, durante il question time in Consiglio regionale, i dem hanno presentato infatti un’interrogazione sul tema, per conoscere l’andamento della misura e, in particolare, il numero dei lavoratori che hanno presentato domanda e le risorse economiche impegnate e pagate.

Su 10 milioni ne sono stati spesi ad oggi solo 600mila

«Con la pandemia si sono persi 924mila posti di lavoro», commenta Matteo Piloni, consigliere regionale del Pd, dopo la risposta dell’assessore al Lavoro, Melania Rizzoli. «Dietro questi posti, ci sono persone, famiglie e imprese. Tra i più colpiti, i precari, con contratti a tempo determinato, e i lavoratori autonomi. Lo scorso dicembre, Regione Lombardia ha messo a disposizione 10 milioni di euro per gli autonomi senza partita Iva; il bando scadeva il 30 aprile ed è stato poi prorogato al 10 luglio. Il motivo? Non c’è stata alcuna adesione. Ad oggi, su 10 milioni di stanziamento, ne sono stati utilizzati solo 600mila. Rimangono ancora ‘parcheggiati’ più di 9 milioni di euro».

I beneficiari preferiscono rivolgersi al provvedimento statale

«Il fatto è che le procedure sono complicate», prosegue Piloni, «e i possibili beneficiari preferiscono rivolgersi all’analogo provvedimento statale, per cui basta fare domanda e, se si hanno i requisiti richiesti, i soldi vengono subito accreditati e fine del discorso, mentre in Lombardia è stato speso meno del 10% della somma stanziata e si è costretti a prorogare i termini di partecipazione. Qualcosa non va: è evidente che, con le sue misure, la Regione non risponde alle esigenze di chi oggi si trova in difficoltà. Perciò questa mattina, in Consiglio regionale, abbiamo chiesto di semplificare le procedure, perché ogni aiuto economico che si mette in campo va verificato; perché l’obiettivo è far arrivare le risorse nelle tasche delle persone e non limitarsi a dire di averle stanziate, se poi chi ne ha bisogno non riesce a ottenerle».

Redazione Mondo Business
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