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la polemica
lunedì 11 Gennaio 2021
Gran parte dell’economia italiana non ha ricevuto indennizzi adeguati
Con la legge di Bilancio 2021 è salito a 3,8 miliardi di euro l’importo a disposizione del fondo per il nuovo contratto di lavoro degli statali. Considerando gli effetti che questa decisione avrà anche sui dipendenti delle amministrazioni periferiche, si raggiunge una disponibilità di spesa complessiva pari a 6,7 miliardi di euro. Se anche gli autonomi fossero trattati allo stesso modo spetterebbero loro 250 miliardi

«Se con lo stesso “slancio” dimostrato vero il settore pubblico, fossero riconosciute alle attività economiche che sono state costrette a chiudere sia le perdite di fatturato registrate l’anno scorso sia un contributo aggiuntivo del 26%», provoca la Cgia, «lo Stato dovrebbe conferire a  questi imprenditori colpiti dal Covid poco più di 250 miliardi di euro: un importo che sfiora la somma degli stanziamenti  previsti dal Recovery plan e dalla legge di Bilancio per il 2021. Ricordiamo che fino ad oggi, a causa della pandemia, tutte le attività economiche hanno ottenuto dall’Esecutivo – al netto delle agevolazioni in materia di credito e dell’effetto dello slittamento di alcune scadenze fiscali – solo 29 miliardi di euro di aiuti diretti».

5 milioni di imprese hanno subito perdite consistenti e senza ammortizzatori

«Intendiamoci: qualcuno potrebbe giudicare questa comparazione tra dipendenti pubblici e lavoratori autonomi insensata e, soprattutto, irriverente nei confronti dei primi, che sono in attesa del rinnovo del contratto; obiezioni, queste ultime, in parte condivisibili. Tuttavia, con questa forzatura, vogliamo mettere in luce come una parte importante dell’economia italiana, costituita da almeno cinque milioni  di artigiani, commercianti, esercenti, albergatori e lavoratori autonomi, abbia subito perdite consistenti, a causa delle chiusure imposte per decreto dal Governo, e non abbia beneficiato di indennizzi adeguati, sebbene da sempre non possa contare su alcun ammortizzatore sociale».

Utilizzare il cashback per creare una rete di protezione universale

«Le crisi economiche», sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, «non sono mai democratiche. Anche questa volta, infatti, a pagare il conto più salato saranno le persone più fragili e, se queste ultime sono anche titolari di una partita Iva, i disagi aumentano esponenzialmente. Per questo è giunto il momento di creare una rete di protezione sociale finalmente universale, che coinvolga tutti: lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, del pubblico come del privato. Sia chiaro: questa strada va perseguita senza togliere le garanzie già acquisite dai lavoratori subordinati, utilizzando in primis le risorse che spenderemo per il cashback: un provvedimento che nei prossimi due anni costerà alle casse dello Stato quasi 5 miliardi di euro, che scandalosamente regaleremo alle persone più ricche. Risorse, invece, che sarebbero da utilizzare per sostenere le tante partite Iva che, a causa del Covid e delle chiusure imposte per decreto, rischiano di abbassare definitivamente la saracinesca».

Da parte del Governo un primo passo nella giusta direzione

«È comunque doveroso evidenziare», afferma il segretario Renato Mason, «che con la legge di Bilancio per l’anno in corso il Governo ha cominciato a fare qualche piccolo passo nella giusta direzione, anche se siamo ancora in una fase embrionale e del tutto insufficiente. Sebbene in misura ancora troppo timida e incerta, comincia a prendere forma un welfare più equo e solidale, che estende i suoi effetti anche al popolo delle partite Iva. Un sistema che poggia sull’esonero parziale dei contributi Inps dovuti dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti, finanziato tuttavia da un fondo di copertura pari solo a un miliardo di euro e sull’introduzione dell’identità straordinaria di continuità reddituale e operativa, vale a dire una specie di cassa integrazione a sostegno del reddito dei professionisti iscritti alla gestione separata dell’Inps».

Redazione Mondo Business
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