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la polemica
lunedì 15 Febbraio 2021
Debiti commerciali: la Pubblica amministrazione continua a pagare in ritardo
In una fase di difficoltà economica senza precedenti, ci si aspetterebbe che almeno la Pa pagasse con puntualità le imprese fornitrici. Invece, nel 2020 le cose hanno continuato ad andare diversamente, rispetto alle disposizioni previste dalla direttiva europee. In moltissimi casi peggiorando il risultato registrato nel biennio precedente

Secondo l’Ufficio studi della Cgia, le principali cause che hanno originato questa tendenza che si trascina da almeno quindici anni sono le seguenti: la mancanza di liquidità da parte del committente pubblico; i ritardi intenzionali; l’inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento e le contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture. «A queste cause ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, nel gennaio 2020 hanno indotto  la Corte di giustizia europea a condannarci: la richiesta, spesso avanzata dalla Pa nei confronti degli esecutori delle opere, di ritardare l’emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l’invio delle fatture e l’istanza rivolta dall’Amministrazione pubblica al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge, senza l’applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo».

Compensare i debiti della Pa con le passività delle imprese

Per risolvere questa annosa questione, che sta lasciando senza liquidità tantissime imprese, soprattutto di piccola dimensione, la Cgia indica un’unica soluzione: nel caso di mancato pagamento, bisogna prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti della Pa verso le imprese e le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo da almeno quindici anni. «L’aspetto più paradossale di questa vicenda è che non si conosce con precisione a quanto ammonta il debito commerciale della nostra Pa: una cosa inverosimile, sebbene le imprese che lavorano per il pubblico siano obbligate da qualche anno a emettere la fattura elettronica».

Il debito di sola parte corrente avrebbe toccato ormai i 47,4 miliardi di euro

«Sebbene questa modalità sia iniziata gradualmente e diventata poi operativa a tutti gli effetti a partire dal luglio del 2017, il Ministero non conosce ancora adesso a quanto ammonta complessivamente il debito commerciale in capo a tutte le Amministrazioni pubbliche con i propri fornitori: molto probabilmente perché una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo gli enti periferici, continuano a effettuare i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben superiori a quelle fissate dalla legge. Secondo i dati presentati dall’Eurostat nell’ottobre scorso, negli ultimi quattro anni i debiti commerciali nel nostro Paese, di sola parte corrente, sono in costante aumento. Secondo le stime redatte a livello europeo, nel 2019 lo stock avrebbe toccato i 47,4  miliardi di euro».

Redazione Mondo Business
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