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martedì 23 Marzo 2021
Confcommercio Cremona: «È evidente che il decreto Sostegni non è adeguato»
Per il presidente di Confcommercio Cremona, Andrea Badioni, il provvedimento era necessario ma l’entità delle risorse messe a disposizione è insufficiente: «11 miliardi di euro, divisi tra circa 3 milioni di soggetti, sono inadeguati, se confrontati con un crollo della spesa per consumi di 130 miliardi nel 2020»
Andrea Badioni

«Il decreto “Sostegni” era certamente necessario e come Confcommercio Cremona lo abbiamo ripetuto in ogni occasione», dichiara Andrea Badioni, presidente di Confcommercio. «Oggi, però, non nascondiamo la nostra rabbia e la nostra delusione per un provvedimento che, in modo evidentissimo, non possiamo considerare sufficiente e adeguato. Lo certifica anche l’ufficio studi della nostra confederazione nazionale, che ha calcolato che gli 11 miliardi previsti andranno divisi tra circa tre milioni di soggetti. Una cifra comunque inadeguata, se confrontata con l’impatto di una picchiata della spesa per consumi, nel 2020, prossima ai 130 miliardi di euro. Ecco perché come Confcommercio riteniamo che si debbano rafforzare le risorse destinate ai ristori per imprese e partite Iva».

Un provvedimento che indennizza una sola mensilità media

«La coperta del sostegno alle imprese, oltre che alle famiglie, è evidentemente troppo corta e dimentica che il nostro settore è stato messo in ginocchio dalla pandemia e immobilizzato in un blocco che dura ormai da un anno. A pagare il conto più pesante rischiano di essere ancora una volta le piccole e medie imprese. È il solo risultato possibile di un provvedimento incoerente, dove si dichiara che i contributi sono calcolati sulla perdita di fatturato annuo, ma in realtà si indennizza una sola mensilità media. C’è la spiacevole sensazione, ancora una volta, di non voler affrontare il problema nella sua drammaticità e nella sua complessità».

Serve un progetto che dia una prospettiva di futuro alle imprese

«Sollecitiamo il premier Draghi e il suo esecutivo a uscire immediatamente dall’ottica di breve periodo e mettere in piedi un piano di ripartenza che garantisca il diritto al lavoro e non sottoscriva semplicemente il dovere di stare chiusi. Serve un progetto che dia una prospettiva di futuro reale alle imprese e non solo un sostegno temporaneo, perché in questo modo le aziende non possono resistere ancora a lungo e saranno costrette ad arrendersi prima della ripartenza. Non bastano le speranze appese ai vaccini, perché nel frattempo le imprese non hanno più riserve per andare avanti».

Redazione Mondo Business
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